Sale esposizione minerali


SALA 4 – ESPOSIZIONE MINERALI

Vetrina I
ELBAITE – FONTE DEL PRETE/S.PIERO

ELBAITE – FONTE DEL PRETE/S.PIERO

La vetrina raccoglie campioni storici di minerali di Campo provenienti da musei di tutto il mondo.
I campioni qui presentati sono tutti storici e hanno fatto parte di collezioni ottocentesche europee e americane; sono stati acquistati negli ultimi decenni sul mercato internazionale da privati collezionisti.

Vetrina II

ELBAITE – COLL. ING.MAURO/S.PIERO

ELBAITE – COLL. ING.MAURO/S.PIERO

La collezione elbana del Museo di Storia Naturale di Milano
Le tormaline dell’Isola d’Elba divennero nel 19° secolo uno dei grandi classici della mineralogia collezionistica e scientifica mondiale; i più importanti musei mineralogici italiani ed esteri ne acquisirono campioni. Tra il 1882 e il 1883, il Museo di Storia Naturale di Milano acquisì la collezione del sanpierese Giuseppe Pisani. Purtroppo quasi tutti gli esemplari della collezione vennero distrutti durante il bombardamento del Museo verso la fine della seconda Guerra Mondiale. Gli esemplari qui esposti appartengono a collezioni donate al Museo dopo la fine della Guerra.

Vetrina III

SPESSARTINA con  SCHORL E ORTOCLASIO – S.PIERO

SPESSARTINA con SCHORL E ORTOCLASIO – S.PIERO

Tormaline e altri minerali sulle druse del granito (I)
Tra le collezioni donate al Museo di Storia Naturale di Milano nel dopoguerra, la più ingente è quella dell’ing. Francesco Mauro, costituita nei primi decenni del ‘900. In questa collezione, le tormaline dell’area di Campo sono ben rappresentate, come documentato dai campioni qui esposti.

Vetrina IV

ORTOCLASIO CON SPESSARTINA – PRADO/S.PIERO

ORTOCLASIO CON SPESSARTINA – PRADO/S.PIERO

Tormaline e altri minerali sulle druse del granito (II)
I costituenti fondamentali dei filoni tormaliniferi del M.Capanne sono il quarzo e i feldspati (ortoclasio e albite), i quali si presentano associati in cristalli ben formati a rivestire le cavità che talvolta sono presenti entro i filoni. In tali cavità si sono concentrati i fluidi che hanno fornito gli elementi meno comuni quali il litio, il berillio e il manganese necessari per la formazione di minerali accessori quali la tormalina elbaite, il berillo e il granato spessartina.


SALA 5 – ESPOSIZIONE MINERALI

Vetrina V
Esempi di pietre faccettate - S.PIERO E S.ILARIO

Esempi di pietre faccettate – S.PIERO E S.ILARIO

Gemme realizzate con campioni provenienti dal territorio di Campo
L’elbaite come gemma divenne popolare solamente a partire dagli inizi del 20° secolo, quando ormai i giacimenti elbani andavano riducendosi; per questo la tormalina dell’Elba non venne mai estratta per scopi gemmologici. Le collezioni qui presentate sono state costituite negli ultimi decenni faccettando cristalli isolati rinvenuti per lo più nelle discariche delle vecchie cave. Oltre all’elbaite, nella medesima giacitura è possibile rinvenire altre gemme quali berilli, granati, petalite e pollucite.

Vetrina VI

MUSCOVITE perimorfosi su elbaite – FORCIONI/S.ILARIO

MUSCOVITE perimorfosi su elbaite – FORCIONI/S.ILARIO

La vetrina espone numerose varietà di ortoclasio, quarzo, granati e miche
L’ortoclasio nei filoni elbani si può presentare in cristalli con aspetto porcellanaceo e superfici lucenti. Il quarzo può assumere colorazione scura (affumicata) a causa della presenza di piccole quantità di minerali radioattivi. La spessartina, specie manganesifera del gruppo dei granati, si presenta in cristalli di colorazione da rosso vivo a giallo miele. La lepidolite, minerale contenente litio facente parte del gruppo delle miche, nei filoni elbani si presenta generalmente in aggregati di lamine disposte a rosetta

Vetrina VII

ELBAITE – GROTTADOGGI/S.PIERO

ELBAITE – GROTTADOGGI/S.PIERO

La tormalina “nobile” dal 1913 prende il nome di ELBAITE.
I campioni esposti evidenziano caratteristiche peculiari

W. Vernadsky, studiando alcuni cristalli di tormalina rosa frutto dei ritrovamenti ottocenteschi provenienti da S.Piero, nel 1913 istituì la “elbaite”. Nel 2012 un gruppo internazionale di ricercatori revisionò tutti i dati chimici e cristallografici esistenti al mondo sulla tormalina e pubblicò un aggiornamento sull’intero gruppo della tormalina, indicando l’esistenza di un notevole numero di specie mineralogiche con simile struttura cristallina ma diversa composizione chimica. Alcune di queste specie sono individuabili nei cristalli policromi elbani e tra queste vi è l’elbaite, la fluor-elbaite, lo schorl (di colorazione nera), la foitite (anch’essa di colorazione nera), la rossmanite, la tsilaisite.

Vetrina VIII

BERILLO con elbaite – PRADO/S.PIERO

BERILLO con elbaite – PRADO/S.PIERO

La vetrina presenta, oltre alle “classiche” tormaline, eccezionali campioni di berillo, di “castore” e “polluce” (petalite e pollucite)
Associati alle celebri tormaline, si trovano talvolta cristalli di berillo, in diverse varietà composizionali e di colore; si distinguono la goshenite (incolore), l’acquamarina (azzurro) e la morganite (rosa). Tra i minerali più interessanti vi è la petalite, rinvenibile in cristalli incolori anche di notevoli dimensioni, sempre più o meno corrosi.

Vetrina IX

Stereomicroscopio

Stereomicroscopio

La micromineralogia, tra collezionismo e ricerca scientifica
Si tratta di una forma di collezionismo molto gratificante e alla portata di chiunque in quanto si basa sulla raccolta di modeste quantità di roccia di idonea tipologia, individuabile nelle vecchie discariche, che deve essere lavata delicatamente e quindi sminuzzata in frammenti per poter essere osservata allo stereo microscopio. All’osservatore, nelle minuscole cavità della roccia, si apre così un mondo micro mineralogico composto di una varietà di splendidi cristalli che, proprio per le piccole dimensioni, si manifestano con perfezione impareggiabile.

Vetrina X

URANMICROLITE – PRADO/S.PIERO

URANMICROLITE – PRADO/S.PIERO

La vetrina è dedicata ai microminerali: topazio, hambergite, uranpolicrasio e altre rarità mineralogiche
Nei filoni pegmatitici dell’area di Campo sono presenti decine di specie mineralogiche più o meno rare, in cristalli spesso di piccole dimensioni. Già Luigi Celleri, avvalendosi di una lente, fu in grado di individuare cristalli millimetrici di topazio, identificato con analisi da A. Corsi nel 1880. Il progredire degli studi di micro-mineralogia ha portato alla scoperta nei filoni elbani di numerose specie mai segnalate in passato e alcune addirittura nuove al mondo

Vetrina XI

QUARZO prasio – PORTICCIOLO/RIO MARINA

QUARZO prasio – PORTICCIOLO/RIO MARINA

I campioni esposti provengono dai giacimenti metalliferi del versante orientale dell’Isola d’Elba (I)
I giacimenti metalliferi dell’area orientale dell’Isola d’Elba hanno rappresentato per millenni una fonte di minerale ferroso di inestimabile valore strategico ed economico. L’esposizione di minerali metalliferi qui presentata, curata dal MUSEO del PARCO MINERARIO DELL’ISOLA D’ELBA, testimonia la varietà mineralogica di questi giacimenti ancora ricchi di minerali cristallizzati. Tra questi vi sono cristalli di minerali considerati materie prime per la produzione di ferro e acido solforico, quali ematite e pirite, ma anche cristalli di minerali cosiddetti di ganga, quali il quarzo prasio e l’ilvaite.

Vetrina XII

EMATITE iridescente VALLE GIOVE/RIO MARINA

EMATITE iridescente VALLE GIOVE/RIO MARINA

Altri campioni provenienti dai giacimenti metalliferi elbani (II)
Dopo la chiusura delle attività estrattive in tutte le miniere di ferro dell’Elba orientale, fu costituita una società denominata PARCO MINERARIO DELL’ISOLA D’ELBA, allo scopo di proteggere e valorizzare il patrimonio naturalistico e di archeologia industriale di quell’area. Il Parco Minerario conduce oggi visite guidate ai principali cantieri minerari e ad altri luoghi d’interesse, e svolge attività didattica e culturale. Occasionalmente vengono inoltre effettuati modesti scavi di ricerca mineralogica allo scopo di arricchire di esemplari l’esposizione al pubblico del Museo del Parco e di produrre campioni che possono essere venduti ai visitatori. Tale attività permette di recuperare esemplari di minerali metalliferi che altrimenti verrebbero distrutti dai naturali processi di alterazione superficiale, e di raccogliere, grazie alla collaborazione con vari enti di ricerca, nuova documentazione scientifica per lo studio della varietà mineralogica e dell’origine di questi giacimenti.