Federico Pezzotta direttore scientifico del MUM
Si sta svolgendo in questi giorni a Lione (Francia) la 23° edizione del congresso della International Mineralogical Association (IMA), la più grande organizzazione mondiale che promuove la mineralogia, composta da 38 associazioni nazionali, tra le quali la Società Italiana di Mineralogia e Petrologia (SIMP).
Il congresso dell’IMA viene organizzato ogni quattro anni in una nazione diversa e la scorsa edizione era stata a Melbourne, Australia.
Non potevano mancare gli studi sui minerali dell’Isola d’Elba e in particolare, dopo il Convegno TUR2021 dello scorso anno svoltosi a Portoferraio, le tormaline sono qui oggetto di ben tre interventi: due conferenze orali e una presentazione poster.
Lunedì 18 luglio, il primo giorno del Convegno, Vanni Moggi Cecchi (Conservatore del Museo Universitario di Mineralogia di Firenze) ha presentato la storia dei due mitici campioni rinvenuti a Grotta d’Oggi da Giorgio Roster e da Luigi Celleri nel settembre 1881, rispettivamente con 132 tormaline e 7 berilli e con 48 tormaline e 2 berilli. Nella conferenza, realizzata anche con il contributo di Federico Pezzotta, il nostro Direttore Scientifico, di Marco Benvenuti, Direttore del Museo Universitario di Mineralogia di Firenze e Lucilla Fabrizi, borsista presso lo stesso Museo, sono state presentate immagini anche dei lavori di restauro che hanno permesso di riportare i campioni alla bellezza e alla freschezza originarie.
Lunedì 18 e giovedì 21 luglio Alessandra Altieri, dottoranda che si era gia distinta al convegno TUR2021 per i suoi studi sui minerali del gruppo della tormalina, ha presentato rispettivamente un poster focalizzato sulla rara colorazione blu di alcune tormaline elbane e una relazione orale sul cambiamento di colore delle tormaline elbane alla terminazione. Questi studi, apparentemente dedicati a delle curiosità mineralogiche, in realtà sono basati sulla capacità dei cristalli di tormalina nota agli specialisti, di “registrare” durante la loro crescita eventi chimico fisici che ci permettono di aggiungere tasselli alla ricostruzione della storia delle rocce del nostro pianeta. Alessandra, con il contributo di altri co-autori tra i quali Federico Pezzotta e il prof. Ferdinando Bosi dell’Università della Sapienza di Roma, ha così presentato un modello di evoluzione dell’ambiente di formazione delle tormaline elbane che farà con molta probabilità da esempio per l’interpretazione di fenomeni simili avvenuti in molte altre rocce del nostro pianeta.