PERCHÉ ESISTE IL MUM

Dario Andreani, nel suo “Note di mineralogie elbana”, nel 1935 scriveva:

La ricchezza del materiale posseduto dai Musei ha determinato una stasi anche nelle ricerche e negli studi già numerosissimi; quindi si sono diradati enormemente i ricercatori. Ma ciò che è più triste per l’Isola d’Elba è il non possedere una collezione importante entro i propri confini che avrebbe potuto attirare e interessare turisti e studiosi”.

Queste parole, scritte quasi ottant’anni fa, appaiono più che mai attuali. La citazione è una delle innumerevoli testimonianze che aiutano a dare la misura di quello che possiamo definire un vero e proprio fenomeno geologico e mineralogico: l’Isola d’Elba; se oggi l’isola è conosciuta principalmente quale meta di turismo estivo e balneare, una volta lo era per tutt’altre ragioni. Le antiche civiltà esperte nella lavorazione del rame, i greci, gli etruschi, i romani, le grandi repubbliche marinare e tutte le potenze di epoca recente e moderna conobbero e sfruttarono l’Elba per la sua straordinaria ricchezza mineraria; “Insula inexhaustis chalibum generosa metallis”, così la definiva Virgilio nell’Eneide (cap. X, v. 170). I giacimenti metalliferi del versante orientale dell’Elba erano leggendari; per secoli prima della nascita di Cristo fino agli anni ’80 da là sono stati estratti minerali utili in ferro

Parliamo convenzionalmente di 3000 anni di estrazione del ferro. Un’attività di natura economica che generò conseguentemente un interesse di natura scientifica e collezionistica che ha pochi eguali al mondo. La fama della ricchezza mineraria dell’isola si diffuse, e negli anni in cui le scienze del settore andavano affinandosi, studiosi ed appassionati presero a considerare l’Elba come un riferimento fondamentale; ma un secondo tesoro doveva ancora essere scoperto, i minerali dei filoni pegmatitici del M.Capanne; questa parte dell’isola era prevalentemente adibita alla coltivazione della vigna, al pascolo ed alla estrazione del granito, cominciata in epoca romana e protrattasi fino ai giorni nostri.

Di questi cristalli, chiamati dai popolani “scherzi”, abbiamo attualmente notizie a partire dal 1700, ma non è da escludere che, grazie alla plurisecolare attività di “maneggiamento” delle rocce granitiche, questi fiori della terra fossero noti da epoche ben più lontane. Anche in questo caso, la voce di cristalli dalle forme e dai colori unici e straordinari si diffuse ovunque; studiosi, appassionati e ricercatori italiani e stranieri volsero la loro attenzione verso S.Piero, paese di scalpellini nelle cui vicinanze furono aperti siti estrattivi divenuti nel tempo leggende. In oltre due secoli sono stati raccolti decine e decine di migliaia di campioni, della cui storia parleremo altrove; paradossalmente, di questo incommensurabile patrimonio, sul nostro territorio era rimasto ben poco, ad eccezione di qualche collezione privata: la stragrande maggioranza dei campioni arricchisce ancora oggi i musei più famosi del mondo e le collezioni private più prestigiose; i filoni pegmatitici del M.Capanne sono tuttora oggetto di studi ed approfondimenti da parte di università e centri di ricerca di mezzo mondo.

Di questa straordinaria epopea, fatta di insigni studiosi e celebri ricercatori, di gente semplice e popolana, di tradizioni e storie incredibili come quella del nostro Luigi Celleri, di tutto questo nessuna testimonianza concreta e materiale era rimasta. Nonostante i documenti riguardanti le ricche collezioni amatoriali di minerali di S.Piero del capitano Giuseppe Pisani (1808-1885), dell’ingegnere minerario e geologo Giovanni Lorenzo Adam (1884-1971) e dello stesso Luigi Celleri (1828-1900), nonostante la presenza di varie esposizioni nella zona orientale dell’Isola, niente era presente fino ad oggi nella zona occidentale a testimoniare l’immensa ricchezza mineralogica di questo territorio ed il suo suggestivo passato.

A causa inoltre della notevole rarità, poco si trova nelle sopraccitate esposizioni nella zona orientale riguardo alle famose tormaline e i minerali pegmatici associati. Se si fosse chiesto a qualunque appassionato di minerali dove all’Elba sarebbe stato ideale aprire un museo mineralogico, la risposta più probabile sarebbe stata: “San Piero in Campo!”

NASCITA ED EVOLUZIONE DI UN “POLO” CULTURALE

L’idea di aprire un museo mineralogico a San Piero nasce da una discussione tra il dott. Federico Pezzotta e l’amico collezionista bavarese Klaus Virth, durante un’escursione di ricerca nel 1994. Da quell’occasione l’idea continuò a svilupparsi parallelamente con il progredire della carriera professionale di Federico Pezzotta nel campo della museologia, quale conservatore del Museo di Storia Naturale di Milano.

Dopo una mostra temporanea di campioni di S.Piero provenienti dalle collezioni del Museo di Storia Naturale di Milano e di alcuni collezionisti privati, tenutasi nella fortezza di San Niccolò nel 2009 , alla fine del 2012 si capì finalmente che l’apertura di una mostra nei locali del futuro Museo sarebbe stata possibile. Inaugurato in via sperimentale il 22 luglio 2013 e aperto definitivamente dal marzo 2014, il Museo Mineralogico comprende alcuni esemplari donati negli ultimi anni da alcuni ricercatori e dall’associazione Lithium, una selezione di campioni delle collezioni storiche del Museo di Storia Naturale di Milano, buona parte della collezione elbana di Federico Pezzotta, alcuni esemplari delle collezioni Klaus Wirth, Marco Lorenzoni e Michele degl’Innocenti, altri appartenenti al Parco Minerario dell’Isola d’Elba.

Partendo da una base già straordinaria, il Museo ha iniziato un importante percorso evolutivo. Modernamente attrezzato e trasformato in una struttura polivalente oltre che museale, vanta eccezionali punti di forza:

  • Una posizione privilegiata; il museo sorge davanti all’antica pieve romanica di San Niccolò, ad un passo dal Belvedere, punto panoramico per eccellenza di San Piero, a breve distanza rispetto ai più celebri geositi.
  • La struttura ha ambienti ampi, ricche sale ed un grande giardino, elementi fondamentali per la gestione delle molteplici proposte culturali che il Museo oggi offre.
  • È una base di partenza per numerose attività tra cui trekking, trekking con i somari, visite guidate con osservazione e raccolta di piccoli campioni, serate a tema, visite presso le cave di granito ancora attive, visite dell’antico borgo, attività di orienteering.
  • È sede di mostre temporanee; la scorsa state ha ospitato la più grande collezione esistente di stampe satiriche napoleoniche e numerose opere di artisti elbani. È in fase di realizzazione la mostra permanente del granito, doverosa opera in omaggio a San Piero e alla sua storia.
  • Ha un linguaggio ed una comunicazione interna del tutto originale e innovativa: è un museo che parla, attraverso un’efficace infografica che ricopre gran parte delle pareti, descrivendo ora la nascita di un vulcano, ora l’origine di un plutone, oppure rappresentando gli effetti delle piante medicinali presenti all’Elba sull’organismo umano, o più semplicemente evocando  frasi celebri o poesie.
  • Fanno parte integrante del Museo: una sala adibita ad attività laboratoriali rivolte in particolar modo alle scolaresche, aree dedicate ad attività pratiche quale l’osservazione con lenti da tavolo dei campioni, una sala multimediale con filmati a tema costantemente riprodotti, postazioni con touchscreen per gli approfondimenti, un grande giardino con percorsi tematici di vario genere

Questo è il MUM, un museo secondo la più moderna accezione, luogo immerso nella natura in cui  impiegare il tempo libero in numerose esperienze, stimolanti e mai banali.

CavaSanPiero1908

Visita alle cave di granito – SanPiero, 1908

 

LA DEDICA A LUIGI CELLERI

Giuseppe Tanelli, Professore Ordinario di Georisorse, Mineralogia Ambientale e Archeomineralogia presso l’Università di Firenze e primo Presidente del Parco dell’Arcipelago Toscano dal 1997 al 2002, pubblicò i risultati di uno studio biografico su Luigi Celleri (1828-1900) che, oltre a risollevare l’interesse su questo eccezionale personaggio della ricerca mineralogica elbana, svelava una serie di informazioni e nuovi dettagli sulla sua vita. Il celebre sanpierese, che aveva stabilito la sua dimora nel vicino paesello di Sant’Ilario, probabilmente non accumulò mai una vera collezione, ma piuttosto cedeva i risultati delle proprie ricerche, di volta in volta, ai celebri collezionisti, studiosi e commercianti con i quali era in contatto.

Saputo del progetto di un museo mineralogico e gemmologico a San Piero in Campo, il Tanelli in più occasioni auspicò che questo venisse intitolato al Celleri, già noto e stimato da studiosi e collezionisti dell’epoca e scopritore di moltissimi tra i più famosi campioni mineralogici elbani oggi conservati in Musei e raccolte private di tutto il mondo.

L’Amministrazione di Campo, raccogliendo questo suggerimento, nell’atto costitutivo del 27 gennaio 2014, istituiva formalmente il Museo e lo intitolava proprio a Luigi Celleri.

LE “ROCCE” CHE CI SOSTENGONO

Questa nuova realtà museale, diretta propagazione del Comune senza scopo di lucro, è stata realizzata grazie a un finanziamento di circa 500.000 euro, costituito per il 60% da contributi regionali e per il 40% da risorse comunali. Tale importo è stato utilizzato per la ristrutturazione dell’edificio che lo ospita, le ex scuole di San Piero, e per gli allestimenti.

Il Museo è stato dotato di un proprio regolamento che ne definisce scopi, caratteristiche e modalità gestionali. La direzione scientifica e il ruolo di Conservatore sono stati affidati a titolo gratuito al dott. Federico Pezzotta.

Per quanto riguarda la gestione delle attività e della struttura museale, l’Amministrazione Comunale ha indetto una gara di appalto che si è conclusa nel marzo 2014 con l’assegnazione del servizio alla società cooperativa di guide escursionistiche ambientali Pelagos, realtà territoriale specializzata nel settore dell’educazione ambientale e della ricerca scientifica, escursionismo naturalistico e sportivo, turismo scolastico e sociale, con all’attivo numerose esperienze di gestione e collaborazione con il Parco Minerario dell’Isola d’Elba, con il Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano ed altri importanti soggetti pubblici e privati.

Il Museo, i cui lavori sono terminati a giugno 2013, è stato aperto in via sperimentale durante la scorsa stagione estiva. Da marzo 2014 il Museo ha riaperto con la gestione da parte di Pelagos, ottenendo un alto gradimento dei visitatori, a dimostrazione del grande interesse, anche da parte del turismo estivo, verso il mondo mineralogico e geologico e in generale verso l’offerta culturale del territorio.

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MuseoMum-giuseppe-pisani-book02Minerali particolari dell'Isola d'Elba - G. Ammannati

Federico Pezzotta - direttore

Federico Pezzotta – direttore

I 5.000 elbani del Museo di Firenze - F. MillosevichMuseoMum Luigi Celleri